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Il coaching aziendale per le PMI è un investimento sulle persone, non un costo

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26 ottobre 2026
Davide Paccassoni

Delegare, fidarsi dei collaboratori, smettere di controllare tutto: spesso a frenare una PMI non sono il mercato o i finanziamenti, ma questi nodi invisibili. È la fotografia che ne dà Italia Oggi lo scorso 19 ottobre in un servizio dedicato al coaching aziendale nelle piccole e medie imprese, con la voce di Sonja Caramagno, presidente di ICF Italia (l'associazione internazionale dei coach professionisti). Titolo inequivocabile: per le PMI il coaching è un investimento sulle persone, non un costo.

Da mental coach che lavora ogni giorno con imprenditori e team, l'ho letto con grande condivisione. Ed è il tema perfetto per ragionare su ciò che vedo sul campo.

Il collo di bottiglia non è il mercato: è la leadership

«L'imprenditore deve rendersi conto che la formazione e lo sviluppo delle proprie persone è alla base anche della crescita economica», spiega Caramagno. Il coaching, secondo la definizione ICF, è una partnership tra coach e cliente: un processo che stimola riflessione e consapevolezza per massimizzare il potenziale personale e professionale. Non è consulenza né formazione tradizionale: il coach non fornisce soluzioni pronte, ma aiuta la persona o il team a individuare risorse, responsabilità e azioni concrete.

Il servizio riporta un caso esemplare: un marketing manager con una ventina di collaboratori, tecnicamente validissimo ma sovraccarico, tendeva a controllare tutto e faticava a delegare. L'azienda lo considerava ad alto potenziale, ma non pronto per responsabilità maggiori. Un percorso di coaching lavorato su fiducia, delega e assunzione di rischi ha cambiato il suo modo di guidare il team: meno controllo operativo, più capacità di far crescere il gruppo. Il risultato non è stato "un corso in più", ma una trasformazione di stile di leadership.

Perché riguarda (quasi) tutte le PMI

Il meccanismo descritto da Italia Oggi è quello che incontro di continuo anche nelle imprese del Lazio con cui lavoro:

  1. L'imprenditore che ha costruito l'azienda fa fatica a staccarsi dalle attività quotidiane.
  2. Il manager promosso non ha ancora gli strumenti per essere un vero leader.
  3. Il collaboratore valido rischia di andarsene perché non vede prospettive.

Il coaching interviene su questi nodi prima che diventino costi: turnover, rallentamenti, conflitti, opportunità mancate. E non riguarda solo il singolo: nei momenti di crescita, riorganizzazione o fusione, il lavoro sui team serve a costruire fiducia e collaborazione dove prima c'era solo diffidenza tra persone che non si conoscevano.

Il ritorno non è un numero: è la capacità dell'azienda

Il ritorno del coaching, sottolinea l'articolo, non va cercato in un numero unico e immediato, ma nella maggiore capacità dell'impresa di delegare, sviluppare responsabilità, trattenere e valorizzare le persone. È un investimento che produce effetti su produttività, continuità gestionale e qualità delle decisioni: l'azienda impara a non dipendere solo dal fondatore e a valorizzare chi ha già dentro.

E qui sta la domanda giusta che chiunque gestisca una PMI dovrebbe porsi:

Non "quanto costa un coach", ma "quanto costa non sviluppare le persone che ho già".

Attenzione alla scelta del professionista

Un punto onesto che il servizio segnala merita di essere ripetuto: il coaching in Italia non è una professione regolamentata. Prima di affidare le proprie persone a qualcuno, un'impresa dovrebbe verificare la formazione del professionista, l'accreditamento della scuola e l'appartenenza a un'associazione con standard e codice etico, invece di fermarsi alla visibilità sui social. Quando scegliete chi entra nel vostro clima aziendale, chiedete.

La mia lettura da mental coach

La crescita di un'impresa non passa solo da strategia e finanziamenti: passa dal coraggio di delegare e dalla fiducia costruita giorno dopo giorno. Il coaching è esattamente questo: allenare la mente dell'azienda, quella dei suoi leader, perché il potenziale che già c'è smetta di restare invisibile nei bilanci e diventi capacità di crescita.

Se in azienda riconoscete qualcuno dei nodi descritti fin qui, il controllo che non lascia spazio, il manager promosso ma non sostenuto, il talento che comincia a guardarsi intorno, forse è il momento di ragionarci insieme. La prima conversazione non costa nulla: il non farlo, forse sì.

Riferimenti

Fonte della notizia: Italia Oggi, «Coaching aziendale: per le Pmi è un investimento sulle persone, non un costo», Massimo Brugnone, 19/10/2026 (intervista a Sonja Caramagno, presidente ICF Italia).


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