Life Coaching

Stress da lavoro e stanchezza mentale: 4 passi per ritrovare equilibrio

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17 settembre 2026
Davide Paccassoni

Finisci di lavorare, ma continui a pensare a quello che devi fare. Arrivi a casa e comincia un’altra lista: spesa, famiglia, commissioni, messaggi a cui rispondere. Quando finalmente trovi un momento libero, vorresti soltanto non dover decidere più niente.

Ti riconosci?

Lo stress da lavoro e la sensazione di essere sempre di corsa meritano attenzione. Per cominciare a cambiare qualcosa, può essere utile osservare quanto chiedi a te stesso, quali richieste arrivano dagli altri e quali spazi di recupero trovano davvero posto nella tua settimana.


Cosa dice il Rapporto Coop 2026 sulla stanchezza degli italiani

L’anteprima del Rapporto Coop 2026, pubblicata il 10 settembre, descrive una quotidianità faticosa:

  • il 37% degli italiani dichiara una vita in affanno; la quota sale al 45% tra gli occupati;
  • il 58% considera il tempo per sé e per le proprie attività un elemento irrinunciabile del benessere;
  • il rapporto richiama una condizione vicina al burnout per il 30% degli italiani.

Sono dati riportati nella presentazione ufficiale del Rapporto Coop 2026. La ricerca comprende una survey condotta ad agosto su 1.000 persone rappresentative della popolazione italiana tra 18 e 75 anni.

Questi numeri raccontano un disagio diffuso. Il riferimento al burnout, però, va letto nel contesto dell’indagine: non equivale a dire che tre italiani su dieci abbiano ricevuto una diagnosi.

La domanda utile, per ciascuno di noi, è: quanto spazio resta nella mia giornata per recuperare e scegliere come usare il mio tempo?


Stanchezza mentale e burnout: qual è la differenza?

Nel linguaggio quotidiano usiamo spesso “burnout” per indicare una forte stanchezza. Il termine ha però un significato più preciso.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo descrive come un fenomeno legato allo stress cronico sul lavoro non gestito con successo, caratterizzato da tre dimensioni:

  • esaurimento delle energie;
  • maggiore distanza mentale dal lavoro, negatività o cinismo;
  • riduzione dell’efficacia professionale.

La definizione riguarda specificamente l’ambito lavorativo. Una giornata pesante o un periodo pieno di impegni, da soli, non permettono di riconoscere un burnout. Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità.

Se la stanchezza persiste, peggiora o interferisce con il sonno, le relazioni e le attività quotidiane, parlane con il medico o con uno psicologo. Non occorre aspettare di arrivare al limite per chiedere supporto.


Come gestire lo stress da lavoro: 4 passi concreti

Gli esercizi che seguono sono strumenti di osservazione e organizzazione personale. Puoi usarli per fare chiarezza sulle tue abitudini e individuare cambiamenti possibili; non sono test per il burnout né trattamenti.


1. Osserva dove finiscono le tue energie

Per una settimana, dedica qualche minuto a fine giornata a tre domande:

  • Quale attività mi ha impegnato di più?
  • In quale momento ho avuto spazio per recuperare?
  • Quale richiesta avrei voluto affrontare diversamente?

Puoi annotare anche il tuo livello di energia, se ti aiuta a confrontare le giornate. Quel numero è un’indicazione personale, senza soglie diagnostiche.

Cerca soprattutto le ricorrenze. Forse sono le interruzioni continue, una riunione senza obiettivi chiari o la difficoltà di concludere un’attività prima di iniziarne un’altra.

Scegli una situazione ricorrente su cui intervenire. Più sei preciso, più diventa semplice capire quale cambiamento sperimentare.


2. Trasforma la lista degli impegni in una scelta di priorità

Scrivi gli impegni della prossima settimana, includendo lavoro, famiglia e gestione della casa. Poi chiediti:

  • Che cosa richiede davvero il mio intervento?
  • Che cosa posso condividere o delegare?
  • Quale scadenza posso rinegoziare?
  • A che cosa posso rinunciare?

Se tutto sembra urgente, serve una conversazione sulle priorità.

Per esempio, davanti a una nuova richiesta puoi dire: «Per completare questa attività entro venerdì, quale delle altre spostiamo?»

È un modo concreto per rendere visibile il carico di lavoro e concordare aspettative realistiche.

Inserisci anche uno spazio personale compatibile con la tua situazione: una passeggiata, un’attività che ti piace, del tempo con qualcuno. Dagli un posto nell’agenda, senza trasformarlo in un’altra prova da superare.


3. Definisci come termina la giornata lavorativa

Quando il lavoro prosegue tra chat, email e telefonate, il confine con la vita privata può diventare difficile da mantenere.

Prova a costruire una breve routine di chiusura:

  1. Annota ciò che resta aperto.
  2. Individua la prima attività del giorno successivo.
  3. Chiudi gli strumenti di lavoro quando termina il tuo orario.

Se il tuo ruolo prevede reperibilità, chiarisci con le persone coinvolte quali situazioni richiedono una risposta e attraverso quale canale.

Un confine funziona meglio quando è esplicito e condiviso. Per un libero professionista può significare comunicare gli orari di risposta ai clienti; per un responsabile, concordare con il team come gestire le urgenze.


4. Scegli un cambiamento e verifica se è utile

Alla fine della settimana, rileggi gli appunti e completa questa frase:

«La prossima settimana alleggerisco il mio carico facendo…»

Scegli un’azione specifica: accorciare una riunione, chiedere aiuto per un’incombenza, concordare una consegna più realistica.

Dopo una settimana, verifica che cosa è cambiato. L’azione era praticabile? Ha alleggerito il carico? Serve coinvolgere qualcun altro?

Questo passaggio ti permette di trasformare un generico “devo organizzarmi meglio” in una decisione osservabile.


Anche l’organizzazione del lavoro deve cambiare

La gestione personale ha dei limiti. Carichi eccessivi, organici insufficienti, scarsa autonomia e ruoli poco chiari possono mettere a rischio il benessere. L’OMS richiama proprio la necessità di intervenire sulle condizioni di lavoro. Fonte: OMS, salute mentale sul lavoro.

Se guidi un’azienda o un gruppo di persone, chiediti: le priorità sono comprensibili? Le scadenze sono realistiche? Le persone possono segnalare un sovraccarico e ricevere una risposta concreta?

L’equilibrio vita-lavoro richiede anche decisioni organizzative. Una conversazione sul carico deve poter portare a modificare attività, tempi o risorse.


Quando può esserti utile un percorso di coaching?

Il coaching può offrirti uno spazio di lavoro su obiettivi, priorità, decisioni e abitudini. Può essere pertinente quando vuoi chiarire che cosa conta per te, preparare una conversazione difficile o costruire un piano d’azione sostenibile.

Non sostituisce il supporto medico o psicologico e non è un trattamento del burnout.

Il punto da cui partire può essere una domanda semplice: quale cambiamento concreto vorrei portare nella mia settimana?

Se vuoi lavorare su questa domanda, contattami per parlare dei tuoi obiettivi e valutare un percorso di coaching.

Ripartire può cominciare da una scelta piccola, precisa e possibile.

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